Verificare se i sistemi sono Vulnerabili a Wannacry e NotPetya

Tale falla è comunque risolvibile tramite aggiornamento da effettuare direttamente con le app incluse nei sintemi Operativi Microsoft. Ma tale strumento è in grado di verificare attraverso un’accurata scansione delle nostre macchine collegate in rete, e verificare su quali intervenire. Lo strumento in questione si chiama EternalBlues sviluppato da un Ricercatore di nome Elad Erez, di origine israeliane. Frutta come base un Exploit chiamato “EternalBlue” utilizzato dalla NSA (L’ente governativo Statunitense per La Sicurezza Nazionale) che da anni aveva a disposizione, ma che ha fatto trapelare nei suoi dettagli tecnici solo dopo gli ultimi massicci attacchi e furti di dati ai danni dello stesso Ente Pubblico.

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EternalBlues simula un attacco identico a quello che sterrano i Ransomware, ma non fa agire alcun codice nocivo limitandosi a indicare, attraverso un’accurata scansione quali macchine e sistemi sono sprovvisti dell’aggiornamento MS17-010. Il software è un semplice eseguibile, semplice da utilizzare che all’avvio e/o Cliccando sul pulsante del comando SCAN, avvia la scansione sul range delle nostre reti, indicato dagli ip del modulo del programma stesso. Ovviamente è molto facile ed intuibile che per comprendere l’utilità è necessario avere delle competenze in materia di IP e traffico di reti.

Si paragona a NMap o Metasploit, ma mira direttamente all’identificazione della macchina vulnerabile. Questa ottima soluzione ci fa capire con un semplice clik, quali sistemi necessitano dell’aggiornamento.

Una volta avviata la scansione EternalBlues incapsula i risultati in una griglia facilmente interpretabile:

IP: Indirizzo Ip della macchina o Host configurato nella rete
Status: Indica lo status della scansione (done = effettuata, scaning = in corso )
Vulnerable?: L’esito della scansione (NO = Non è vulnerabile, Yes = Positiva alla vulnerabilità, NO REASPONSE = quando non può effettuare una scansione, spesso perchè non si tratta di sistemi Operativi Windows, o altro)

Ovviamente se l’esito è YES, occorre subito procedere con l’aggiornamento del sistema operativo, e dell’installazione dell’apposita Patch disponibile sia dal sito Uffciale Microsoft, o avviando l’Upgrade direttamente dalla macchina. Se non è possibile procedere con l’aggiornamento in alcun caso, suggeriamo di scaricare Clliccando qui Installando almeno uno dei pacchetti utili per le versioni a 32 e 64 bit se necessario, del vostro Sistema Operativo Windows.

Addendum: Suggerimenti di Upgrade.

Windows 7 e Windows Server 2008 R2

Controllare, tra gli aggiornamenti già installati sul sistema, la presenza delle patch contraddistinte dai seguenti indentificativi:KB4019264, aggiornamento cumulativo di maggio, 2017-05
KB4015552, anteprima aggiornamento cumulativo di aprile 2017
KB4015549, aggiornamento cumulativo di aprile 2017
KB4012215, aggiornamento cumulativo di marzo 2017
KB4012212, aggiornamento cumulativo di marzo 2017 (solo patch di sicurezza)

Se almeno uno qualunque degli aggiornamenti indicati risultasse già presente, il sistema Windows 7 o Windows Server 2008 R2 è adeguatamente protetto.
Diversamente, il suggerimento è quello di installare immediatamente almeno il pacchetto KB4012212, scaricabile cliccando qui nelle versioni a 32 e 64 bit (“per sistemi x64”).

Windows 8.1 e Windows Server 2012 R2

Come nel caso precedente, è bene controllare la presenza di almeno una delle seguenti patch:

KB4019215, aggiornamento cumulativo di maggio, 2017-05
KB4015553, anteprima aggiornamento cumulativo di aprile 2017
KB4015550, aggiornamento cumulativo di aprile 2017
KB4012216, aggiornamento cumulativo di marzo 2017
KB4012213, aggiornamento cumulativo di marzo 2017 (solo patch di sicurezza)

Nel caso in cui tutti gli aggiornamenti fossero assenti, si dovrà provvedere subito ad installare almeno l’aggiornamento KB4012213.

Windows Vista

Nella schermata degli aggiornamenti installati, si deve verificare la presenza della patch KB4012598. Nel caso in cui fosse assente, si deve provvedere al download e alla sua installazione facendo riferimento a questo link.

Windows 10

Premere la combinazione di tasti Windows+R quindi digitare winver e premere Invio.
Se si legge 1703 come numero di versione (Creators Update), il sistema è già in sicurezza.

Nel caso in cui comparisse “Versione 1607” (Anniversary Update) controllare il numero di build accanto: il sistema è sicuro se appare 14393.953 o versioni successive.
Nel caso in cui si leggesse un numero di build precedente oppure “Versione 1511” o, addirittura, “Versione 1507“, si dovrà aggiornare all’ultima versione di Windows 10.
Per installare il Creators Update, si può procedere anche manualmente (consigliato se si utilizzasse ancora una vecchia versione di Windows 10): vedere Installazione pulita di Windows 10 Creators Update, Windows 10 Creators Update, download della versione finale già disponibile e Scaricare Windows 7, Windows 8.1 e Windows 10 dai server Microsoft.

Windows XP, Windows Server 2003 e Windows 8

Windows XP, Windows Server 2003 e Windows 8 sono sistemi operativi non più supportati da parte di Microsoft. Considerata la gravità del problema di sicurezza che ha portato alla rapida diffusione del ransomware WannaCry, Microsoft ha rilasciato – in via eccezionale – anche gli aggiornamenti per i sistemi Windows ormai abbandonati.

La patch MS17-010 per Windows XP, Windows Server 2003 e Windows 8 è scaricabile e installabile manualmente da questo indirizzo.

Approfondimenti e Citazioni:

https://www.bleepingcomputer.com/news/software/-eternal-blues-tool-tests-computers-against-nsas-eternalblue-exploit/

I Ransomware continuano a mietere Vittime

Un recente sondaggio della Barkly su un campione di 60 aziende che hanno subito attacchi da ransomware ha mostrato alcuni aspetti particolarmente inquietanti del rapporto tra ransomware, antivirus e investimenti sulla sicurezza. In definitiva sono venuti a galla tali risultati:

  • Il 100% degli attacchi hanno bypassato la presenza di un antivirus
  • Il 95% dei cryptovirus ha superato senza problemi i firewall (Inevitabilmente)
  • Il 77% delle infezioni da trojan cifranti ha bypassato i filtri sulla posta elettronica
  • IL 52% degli attacchi da criptovirus ha ignorato la presenza di antimalware
  • Il 33% degli attacchi ha avuto successo nonostante le vittime avessero seguito corsi di aggiornamento sulla sicurezza

Oltretutto a seguito dell’attacco da ransomware, la maggior parte delle aziende non investe in nuovi sistemi ma continua a mantenere quelli che non hanno funzionato. Quasi la metà delle aziende campione non ha pensato di investire in nuove soluzioni, come se si fosse diffusa l’idea che comunque non ci siano buone soluzioni e tanto vale continuare a usare quelle “standard” come gli Antivirus. Un po’ la filosofia del “nessuno è mai stato licenziato per aver acquistato IBM”, che diventa “nessuno è mai stato licenziato per aver investito in Antivirus”, anche se poi non hanno funzionato.

I Problemi di Backup

Se si esaminano in profondità i dati del sondaggio, emerge anche che,  i backup vengono percepiti come la soluzione per l’81% delle vittime, una seconda survey di Barkly mostra come meno del 50% ha effettivamente recuperato i dati grazie a essi. Il problema infatti è che spesso le procedure di recovery tramite backup non vengono testate e, quando le vittime vengono colpite da ransomware che criptano i dati, si rendono conto che i backup non erano più attivi da tempo, non contemplavano tutti i dati, non erano fatti con frequenza, erano corrotti.

Questa è una problematica che porta alla deriva tale incompetenza, dove le aziende e di conseguenza i sistemisti o addetti che lavorano all’interno, vengono sviati dalla convinzione che esista una soluzione a tutto, prendendo alla leggerezza le pratiche e procedure corrette da mantenere, in tema di Ramsomware. Stando a tali dati, Antivirus e decriptatori non funzionano, mettendo in risalto l’inadempienza all’uso ancora poco contemplato, dei Backups quale unica soluzione finale alla piaga Ransomware.

Links Correlati

Gruppo Facebook per discussione nei Social
https://www.facebook.com/groups/506053642915900/

Citazione articolo:
http://www.ransomware.it/ransomware-antivirus-sondaggio-barkly/

Citazione dal sito Ufficiale del sondaggio:
https://blog.barkly.com/ransomware-attacks-bypassing-antivirus

Rif. Ransomware by Wikipedia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Ransomware

 

Cryptolocker: piaga del nuovo millennio. La soluzione finale.

Che cos’è Cryptolocker

E’ un Virus che appartiene alla categoria dei Ransomware, famiglia dei Malware. Come lo dice il nome stesso, Ransom = (In Linguaggio Inglese) Riscatto, diversamente altri virus che solitamente danneggiano e alterano i Sitemi Operativi, una volta attivati nell’infezione digitale, attivano un comando di Riscatto.

Come Funziona

Cryptolocker è a tutti gli effetti un Virus appartenente ai Trojans (Cavalli di Troia), che partono dalla loro infezione, criptando e modificando tutti (o in parte) i file dell’utente USERS dei sistemi Microsoft Windows. Dunque mette a rischio tutti i Documenti, Desktop, Musica, Foto Video e tutti quei collegamenti personali nei files della cartella di sistema, nella nostra macchina. Il tutto viene criptato generalmente utilizzando un algoritmo di cifratura asimmetrica RSA a 2.048 o 4.096 bit. Spesso i files originali vengono cancellati.

L’utente non conoscendo la chiave di decriptazione per ripristinare i files come in originale, non è in grado ne di leggere, eseguire, aprire nessun files personale di sistema. Per sbloccare la cifratura e ovviamente decriptare definitivamente i files, all’utente non rimane altro che versare un riscatto (tramite finestre di allerts) preposto dagli autori del virus e dell’infezione, solo tramite il pagamento di somme di denaro definite spesso in bitcoins (in modo che i flussi di denaro non possano essere rintracciati), i quali possono raggiungere quote anche di svariate migliaia di euro, dipende dalla mole di dati infetti. All’utente quindi viene rilasciata la chiave necessaria per decodificare i files “tenuti in ostaggio”.

Canali di diffusione ed infezione.

Cryptolocker attacca principalmente i files della cartella personale dell’utente. Ma questo non accade se non viene eseguito comando diretto disposto dall’utente. Visionare quindi il file infetto da Ransomware non comporta pericolo, ma diventa pericoloso se viene eseguito o decompresso. Quindi per agire, distribuirsi e infettare sfrutta diversi canali di contagio:

allegati di messaggi email Spam o Phishing.
Molti ad esempio a riferimento di falsi ordini eseguiti da qualche sito e-commerce, o comunicazioni di false consegne dei corrieri più famosi a livello nazionale, opportunità di lavoro, comunicazioni amministrative da enti pubblici o governativi, recupero dati o credenziali di account ecc…
distribuzione di software pirata attraverso i più comini canali peer2peer (che spesso contengono malware)
utilizzo di vulnerabilità presenti nelle applicazioni, programmi o servizi web non aggiornati tempestivamente (Flash Player Java, ecc.).

Il Fenomeno Cryptlocker non è diffuso solo a livello mondiale attraverso la Rete, ma anche viene perpetrato attraverso attacchi hacker mirati, sfruttando tutti i canali di connessione possibili, tra i quali Darknet o Deepweb, punta dell’Iceberg del traffico che realmente circola nella rete.

Ad essere infettati maggiormente non sono solo i privati, ma il fenomeno coinvolge anche Enti, Aziende, PMI, Cooperative, grosse realtà commerciali ed in primis Istituzioni e Pubblica Amministrazione.

La soluzione Finale

C’è chi sostiene che per risolvere o liberarsi del riscatto e dell’infezione dei files di Cryptolocker o ransomware, non ci sia altra soluzione che procedere al pagamento per ottenere la chiave richiesta. Questo in virtù del fatto che le condizioni e la robustezza dell’algoritmo di criptazione RSA è molto solida, tanto che adoperandosi con metodi “Brute Force” per conto nostro, ci si impiegherebbe anche troppo tempo per poter decodificare una semplice stringa (dipende sempre dalla potenza di calcolo che abbiamo a disposizione).

L’utente in questo caso si trova in grossi disagi operativi che possano portarlo ad una soluzione definitiva. Anche se a metà dello scorso anno, grazie ad un’azione coordinata a livello internazionale, è stato possibile attivare un servizio web, gestito da altre società di decriptazione specializzate, anche in virtù degli stessi autori di Cryptolocker, consentono di servirsi di uno strumento on-line per ottenere la chiave di decriptazione. Purtroppo spesso come accade in questi casi si deve attendere del tempo, e sovente, nonostante gli sforzi perpetrati, potrebbe non funzionare in modo definitivo.

L’algoritmo RSA, come gli altri algoritmi asimmetrici, basa il suo funzionamento sull’utilizzo di una chiave privata e di una pubblica. Nel caso dei ransomware, la chiave pubblica viene conservata sul sistema dell’utente mentre quella privata viene mantenuta sui server degli sviluppatori. Ogni file crittografato con una chiave pubblica, può essere decodificato solamente da chi è in possesso della corrispondente chiave privata.

La difficoltà maggiore sta nel fatto che, gran parte dei sistemi Anti-Virus, non rilevano questo tipo di Ransomware se non dopo ormai che l’infezione risulta operativa.

Che cosa fare se si è infetti da Ransomware Cryptlocker?

Le procedure che seguono possono essere buoni strumenti di disinfestazione da tale Virus ma non possono essere garantiti nella loro efficacia. Mantenere la calma e procedere per ordine, operando per tentativi:

1. Ottenere le copie Shadow del Sistema
La maggior parte dei sistemi operativi Windows, dalla Vista in poi, possiede uno strumento di recupero che consente di tentare di ripristinare i propri dati e funzionalità, in cronologia nelle versioni precedenti . Nel caso appunto il nostro sistema sia stato infettato, è possibile usufruire di questo strumento di recupero e ripristinare le versioni precedenti di Windows. Ma attenzione, questa funzione è possibile se all’installazione dell’OS è stata attivata questa funzionalità. Oltretutto attenzione, con l’evoluzione e mutazione del Virus di Cryptolocker potrebbe anche non funzionare perché, una volta infettato, il malware esegue anche il comando

Delete Shadows /All /Quiet

Provvedendo anche alla cancellazione della copie shadow del sistema e a tutte le precedenti versioni dei files dell’utente.

2. Ottenere la chiave di decriptazione in un modo o nell’altro.
Verificare quale versione di Ransomware ci ha infettati, se si ritiene che la chiave sia semplice di recuperare utilizzare alcuni dei tanti sistemi di “Brute Force e quindi ripristinare i files. Qualora l’operazione richieda troppo tempo, tentare di servirsi di quei tools e servizi on line, disponibile per la rete. Basta crcare la keyword “decryptcryptolocker” in Google oppure andare direttamente al sito https://www.decryptcryptolocker.com/ . Ovviamente il pagamento del riscatto non è la soluzione migliore.

3. Servirsi di altri Tools Removal.
Symantec ed altri colossi si sono prodigati per avviare alcune campagne di sviluppo di removal, che purtroppo generalmente non si sono rivelati molto efficaci http://www.symantec.com/security_response/writeup.jsp?docid=2013-091122-3112-99&tabid=3. A quanto pare prevenzione rimane l’unica soluzione ottimale.

La prevenzione: unico strumento ottimale.

I software Anti-Virus e Anti-Malware spesso sono inefficaci, quindi è comprensibile non possano fare al caso nostro. È quindi impossibile pensare di proteggere i sistemi di un’azienda, di uno studio professionale o di un ente pubblico con gli antivirus ed antimalware tradizionali, installati sui singoli client e che utilizzano il classico approccio basato sull’impiego delle firme virali. Per ottemperare in maniera adeguata ad una corretta campagna preventiva, questi sono i punti essenziali da seguire:

 1. Impostare Backup Periodici su sistemi in rete NAS o unità removibili.
Il tutto va sistemato in dispositivi regolarmente protetti, in modo da permettere un ripristino pulito dei nostri dati nel caso si dovesse verificare un’infezione.

2. Usufruire della tecnologia VM (VMWare – Hyper-V, XenServer) o Cloud con versioning service.
Ove sia richiesta la versione e cronologia dei nostri files. Una soluzione ottimale per le pubbliche amministrazioni o altre strutture che adottano servizi Terminal, è quella di conformarsi ad uno standard di sicurezza per recuperare i dati in tempo reale, mantenendo varie versioni cronologiche dei files attraverso l’infrastruttura stessa.

3. Configurare la nostra Infrastruttura di rete in modo che permetta di ottenere il controllo diretto da parte nostra del traffico.
Un livello di priorità che pochi tengono in considerazione. E’ l’approccio migliore da sostenere, con il traffico della nostra infrastruttura di rete, che dev’essere configurata in modo centralizzato, in modo da consentire restrizioni e controlli mirati per ogni singolo dispositivo, workstation, server in grado di individuare pacchetti sospetti.

4. Fare attenzione alla comparsa UAC dei sitemi Windows.
Molti non ne tengono conto e assumono un atteggiamento disinteressato in merito.
Windows integra la funzionalità UAC (User Account Control): introdotta da Microsoft con il rilascio di Vista, si occupa della gestione dei permessi utente accordando quelli più elevati solamente su indicazione dell’utente stesso.

Le finestre di UAC che hanno intestazione di colore giallo e che recano il messaggio “Consentire al programma seguente (…) di apportare modifiche al computer?” sono quelle che debbono essere trattate con maggiore attenzione. Se non si fosse sicuri dell’identità e della legittimità del file che si è in procinto di eseguire, premere sempre il pulsante “No“.

Da ultimo, osserviamo che i ransomware provvedono a cifrare solamente file che hanno determinate estensioni (PDF, DOC, DOCX, ODT, XLS, XLSX, JPG, AVI,…). Rinominare i file con estensioni astruse (ad esempio .PROTEZ) può aiutare ad evitare il blocco da parte di Cryptoloker nel malaugurato caso in cui dovesse insediarsi sul sistema.

Un Virus in Mutazione

Al giorno d’oggi con la potenza di calcolo disponibile, i virus non rimangono mai isolati e si evolvono ed aggiornano, mutando effetto e sinapsi, ottenendo più varianti come Cryptowall o CBT-Locker, sfruttando sempre di più in modo massiccio le campagne di phishing.

L’Italia è al primo posto in Europa tra le nazioni bersagliate dai ransomware.

I dati appena pubblicati da Trend Micro sono sconvolgenti: nell’area europea l’Italia è la nazione più infettata in assoluto dai ransomware Cryptolocker e CrytpoWall.
L’escalation registrata tra settembre e novembre non può non essere motivo di preoccupazione: a settembre gli italiani infettati da ransomware erano poco più del 5% del totale (in testa c’erano Spagna, Regno Unito, Francia e Turchia); ad ottobre l’Italia è passata in prima posizione con il 17,3%; a novembre il nostro Paese è ancora primo con il poco incoraggiante primato che si rafforza ulteriormente al 31,2%.

Dati derivanti da: www.ilsoftware.it

 

Links Correlati

Gruppo Facebook per discussione nei Social
https://www.facebook.com/groups/506053642915900/

Articoli da parte di Antonello Rotolo:
http://www.antonellorotolo.it/2014/08/01/protocollo-usb-sicurezza-addio-ce-una-falla-enorme/
http://www.antonellorotolo.it/computer-infettati-dal-cryptolocker

Articolo recente del 12/02/2016
http://www.antonellorotolo.it/2016/02/12/altra-allerta-cryptolocker/

Rif. Ransomware Cryptlocker by Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/CryptoLocker

The Hacker News
Cryptolocker viaggia anche su Drive USB.
http://thehackernews.com/2014/01/Cryptolocker-malware-usb-drive-worm.html

Repubblica.it
CBT-locher metamorfosi di un rnsomware
http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/01/30/news/malware_locker-106140946/

 

Backup Incrementale Intelligente su base Linux

Backup!! Quante volte ne abbiamo avuto bisogno, per recuperare dati e magari anche file di sviluppo di applicazioni, database e quant’altro. Un questo piccolo prontuario vi illustrerò come ottenere un backup di files e directory, in modo intelligente, con l’ausilio del semplice comando Tar, in Linux.

Senza dover ricorrere all’aiuto di costosi e complessi sistemi di backup (cito Bacula) Linux, con qualsiasi distro, ci viene in contro nella sua semplicità e organizzazione dinamica dei files.

Ecco che cosa occorre per seguire questa guida:

L’uso dei comandi Linux: Tar e shell di Linux.
L’editing di testo: per la creazione dei file Bash shell Linux.
Un programma client SSH: io consiglio WinSCP, che contiene all’interno già un buon editor. Poi se preferite operare da Windows io lo integro con Notepad++ o da Mac con Editra.
Una versione aggiornata di: Webmin.
Un server Linux: io prediligo Ubuntu Server, ma qualunque distro è consona.
Una o più directory da backupare.

Quanti di noi Web-Dev o Webmaster, hanno avuto la necessità di eseguire il backup dei siti web, ed anche dei dati contenuti nei Database. Con questa guida potrete farlo.

1. Fase. Crare un file bash da eseguire dal nostro server.

Quindi andiamo nella nostra partizione di root del nostro server utilizzando WinSCP. Creiamo una directory chiamata “backup”con WinSCP è facile, basta usare il tasto destro del mouse per crearla. Creiamo quindi un nuovo file che chiameremo “bk_web.sh”, e WinSCP ci aprirà subito il nostro editor di testo. Ora proseguiamo con la scrittura del file.

Importante è scrivere in prima riga questo comando, che permetta al sistema di riconoscere l’estensione del file batch:

#!/bin/sh

Ora trascriviamo le variabili utili che ci interessano nello script.
Variabile dell’email a cui spedire il risultato del backup:

MIAMAIL='miaemail@miodominio.it'

Variabili d’ambiente, per definirne le sorgenti e destinazioni.
Directory di origine del presente file:

DIRSNAR='/root/backup'

Sorgente della directory da includere nel Backup:

SORGENTI='/var/www/'

Si è scelto di eseguire il backup dei siti internet, quindi
“/var/www/”
è la directory interessata.
La destinazione sarà il
Server NAS
montato sulla partizione locale del server web.

DESTINAZIONE='/mnt/nas/bkweb'

Formattazione delle date:

DATE_MAIL=$(date +"%d-%m-%Y")
TIME_MAIL=$(date +"%T")
DATE_FILE=$(date +"%d-%m-%Y-%H-%M-%S")

Il backup preferenziale da eseguire è un backup incrementale, cioè che esegue il backup solo dei file incrementali nel tempo, nella directory interessata. Questo sistema lo reputo poco utile se poi si deve gestire una mole di siti molto alta, che occuperebbero comunque molto spazio, rendendo macchinoso il ripristino. Quindi preferisco prima creare un backup completo datato dei files tar, ed infine cancellare periodicamente i files di backup ormai obsoleti. Il comando sarà successivamente schedulato per ogni avvio giornaliero, più avanti vedremo come.

Quindi questo sarà il comando per cancellare i files di backup tar, obsoleti di 6 giorni:

# Cancella i vecchi archivi presenti
find $DESTINAZIONE -type f -mtime +6 -name "bk-*.tgz" -exec rm -f {} \;

Ora posso procedere al comando di compressione Tar nativo di Linux per eseguire il backup:

# prepara il nuovo archivio, non esiste, incrementale
tar zcpvf $DESTINAZIONE/bk-$DATE_FILE.tgz $SORGENTI

Rimuovo il file di log se presente. La serie di questi comandi sono utili per avere un log del Backup da inviare all’emai definita precedentemente nelle variabili.

rm $DIRSNAR/avviso.log

Scrivo il log del Backup:

RIGA1="***************************\n"
RIGA2="*** NOTIFICA DI BACKUP  ***\n"
RIGA3="***************************\n"
RIGA4="\n"
RIGA5="Backup eseguito correttamente - $DATE_MAIL ore $TIME_MAIL\n"
RIGA6="\n"
RIGA7="Questo Backup ha creato un file incrementale nel server NAS.\n"
RIGA8="File creato: bk-$DATE_FILE.tgz\n"
RIGA9="Server di destinazione: $DESTINAZIONE/\n"
RIGA10="\n"
RIGA11="-------------------------------------------\n"
RIGA12="Powerwd by Andrea Patron - Email: andrea.patron@digitaldesign.it\n"
RIGA13="\n\n"

MAIL_BODY="$RIGA1$RIGA2$RIGA3$RIGA4$RIGA5$RIGA6$RIGA7$RIGA8$RIGA9$RIGA10$RIGA11$RIGA12$RIGA13"

echo $MAIL_BODY >> $DIRSNAR/avviso.log
# Invio email di segnalazione
mail -s "Notifica backup" $MIAMAIL < $DIRSNAR/avviso.log

Una volta terminata la scrittura del file, lo salviamo nella stessa posizione della directory di origine DIRSNAR.

2. Fase. Schedulare l’avvio del comando

Con questo sistema permettiamo di avviare il comando di Backup automatico, deciso da noi. Io ho optato per un avvio giornaliero. Per fare ciò esiste il Linux, e tutte le distro lo mantengono, si usa il demone Cron, che scrive effettivamente su una tabella di scheduling. Noi lo potremmo anche settare a mano da shell Linux, ma per convenienza opereremo con Webmin, il programma di gestione del server.

Quindi apriamo Webmin dal nostro Browser, dal menù accediamo alla sezione

Sistema > Pianificazione Cron Job

Nel campo Comando inseriamo la dicitura: “/root/backup/bk_web.sh ”
E configuriamo lo scheduler come noi vogliamo. Io l’ho impostato quotidianamente alle 2:00:00 di notte.

Potete salvare o volendo, eseguire subito il comando.
In questo modo otterrete un sistema automatizzato del Backup Intelligente.

Potete scaricare lo script Bash completo, direttamente da qui: File della guida bk-web.zip