I Ransomware continuano a mietere Vittime

Un recente sondaggio della Barkly su un campione di 60 aziende che hanno subito attacchi da ransomware ha mostrato alcuni aspetti particolarmente inquietanti del rapporto tra ransomware, antivirus e investimenti sulla sicurezza. In definitiva sono venuti a galla tali risultati:

  • Il 100% degli attacchi hanno bypassato la presenza di un antivirus
  • Il 95% dei cryptovirus ha superato senza problemi i firewall (Inevitabilmente)
  • Il 77% delle infezioni da trojan cifranti ha bypassato i filtri sulla posta elettronica
  • IL 52% degli attacchi da criptovirus ha ignorato la presenza di antimalware
  • Il 33% degli attacchi ha avuto successo nonostante le vittime avessero seguito corsi di aggiornamento sulla sicurezza

Oltretutto a seguito dell’attacco da ransomware, la maggior parte delle aziende non investe in nuovi sistemi ma continua a mantenere quelli che non hanno funzionato. Quasi la metà delle aziende campione non ha pensato di investire in nuove soluzioni, come se si fosse diffusa l’idea che comunque non ci siano buone soluzioni e tanto vale continuare a usare quelle “standard” come gli Antivirus. Un po’ la filosofia del “nessuno è mai stato licenziato per aver acquistato IBM”, che diventa “nessuno è mai stato licenziato per aver investito in Antivirus”, anche se poi non hanno funzionato.

I Problemi di Backup

Se si esaminano in profondità i dati del sondaggio, emerge anche che,  i backup vengono percepiti come la soluzione per l’81% delle vittime, una seconda survey di Barkly mostra come meno del 50% ha effettivamente recuperato i dati grazie a essi. Il problema infatti è che spesso le procedure di recovery tramite backup non vengono testate e, quando le vittime vengono colpite da ransomware che criptano i dati, si rendono conto che i backup non erano più attivi da tempo, non contemplavano tutti i dati, non erano fatti con frequenza, erano corrotti.

Questa è una problematica che porta alla deriva tale incompetenza, dove le aziende e di conseguenza i sistemisti o addetti che lavorano all’interno, vengono sviati dalla convinzione che esista una soluzione a tutto, prendendo alla leggerezza le pratiche e procedure corrette da mantenere, in tema di Ramsomware. Stando a tali dati, Antivirus e decriptatori non funzionano, mettendo in risalto l’inadempienza all’uso ancora poco contemplato, dei Backups quale unica soluzione finale alla piaga Ransomware.

Links Correlati

Gruppo Facebook per discussione nei Social
https://www.facebook.com/groups/506053642915900/

Citazione articolo:
http://www.ransomware.it/ransomware-antivirus-sondaggio-barkly/

Citazione dal sito Ufficiale del sondaggio:
https://blog.barkly.com/ransomware-attacks-bypassing-antivirus

Rif. Ransomware by Wikipedia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Ransomware

 

Cryptolocker: piaga del nuovo millennio. La soluzione finale.

Che cos’è Cryptolocker

E’ un Virus che appartiene alla categoria dei Ransomware, famiglia dei Malware. Come lo dice il nome stesso, Ransom = (In Linguaggio Inglese) Riscatto, diversamente altri virus che solitamente danneggiano e alterano i Sitemi Operativi, una volta attivati nell’infezione digitale, attivano un comando di Riscatto.

Come Funziona

Cryptolocker è a tutti gli effetti un Virus appartenente ai Trojans (Cavalli di Troia), che partono dalla loro infezione, criptando e modificando tutti (o in parte) i file dell’utente USERS dei sistemi Microsoft Windows. Dunque mette a rischio tutti i Documenti, Desktop, Musica, Foto Video e tutti quei collegamenti personali nei files della cartella di sistema, nella nostra macchina. Il tutto viene criptato generalmente utilizzando un algoritmo di cifratura asimmetrica RSA a 2.048 o 4.096 bit. Spesso i files originali vengono cancellati.

L’utente non conoscendo la chiave di decriptazione per ripristinare i files come in originale, non è in grado ne di leggere, eseguire, aprire nessun files personale di sistema. Per sbloccare la cifratura e ovviamente decriptare definitivamente i files, all’utente non rimane altro che versare un riscatto (tramite finestre di allerts) preposto dagli autori del virus e dell’infezione, solo tramite il pagamento di somme di denaro definite spesso in bitcoins (in modo che i flussi di denaro non possano essere rintracciati), i quali possono raggiungere quote anche di svariate migliaia di euro, dipende dalla mole di dati infetti. All’utente quindi viene rilasciata la chiave necessaria per decodificare i files “tenuti in ostaggio”.

Canali di diffusione ed infezione.

Cryptolocker attacca principalmente i files della cartella personale dell’utente. Ma questo non accade se non viene eseguito comando diretto disposto dall’utente. Visionare quindi il file infetto da Ransomware non comporta pericolo, ma diventa pericoloso se viene eseguito o decompresso. Quindi per agire, distribuirsi e infettare sfrutta diversi canali di contagio:

allegati di messaggi email Spam o Phishing.
Molti ad esempio a riferimento di falsi ordini eseguiti da qualche sito e-commerce, o comunicazioni di false consegne dei corrieri più famosi a livello nazionale, opportunità di lavoro, comunicazioni amministrative da enti pubblici o governativi, recupero dati o credenziali di account ecc…
distribuzione di software pirata attraverso i più comini canali peer2peer (che spesso contengono malware)
utilizzo di vulnerabilità presenti nelle applicazioni, programmi o servizi web non aggiornati tempestivamente (Flash Player Java, ecc.).

Il Fenomeno Cryptlocker non è diffuso solo a livello mondiale attraverso la Rete, ma anche viene perpetrato attraverso attacchi hacker mirati, sfruttando tutti i canali di connessione possibili, tra i quali Darknet o Deepweb, punta dell’Iceberg del traffico che realmente circola nella rete.

Ad essere infettati maggiormente non sono solo i privati, ma il fenomeno coinvolge anche Enti, Aziende, PMI, Cooperative, grosse realtà commerciali ed in primis Istituzioni e Pubblica Amministrazione.

La soluzione Finale

C’è chi sostiene che per risolvere o liberarsi del riscatto e dell’infezione dei files di Cryptolocker o ransomware, non ci sia altra soluzione che procedere al pagamento per ottenere la chiave richiesta. Questo in virtù del fatto che le condizioni e la robustezza dell’algoritmo di criptazione RSA è molto solida, tanto che adoperandosi con metodi “Brute Force” per conto nostro, ci si impiegherebbe anche troppo tempo per poter decodificare una semplice stringa (dipende sempre dalla potenza di calcolo che abbiamo a disposizione).

L’utente in questo caso si trova in grossi disagi operativi che possano portarlo ad una soluzione definitiva. Anche se a metà dello scorso anno, grazie ad un’azione coordinata a livello internazionale, è stato possibile attivare un servizio web, gestito da altre società di decriptazione specializzate, anche in virtù degli stessi autori di Cryptolocker, consentono di servirsi di uno strumento on-line per ottenere la chiave di decriptazione. Purtroppo spesso come accade in questi casi si deve attendere del tempo, e sovente, nonostante gli sforzi perpetrati, potrebbe non funzionare in modo definitivo.

L’algoritmo RSA, come gli altri algoritmi asimmetrici, basa il suo funzionamento sull’utilizzo di una chiave privata e di una pubblica. Nel caso dei ransomware, la chiave pubblica viene conservata sul sistema dell’utente mentre quella privata viene mantenuta sui server degli sviluppatori. Ogni file crittografato con una chiave pubblica, può essere decodificato solamente da chi è in possesso della corrispondente chiave privata.

La difficoltà maggiore sta nel fatto che, gran parte dei sistemi Anti-Virus, non rilevano questo tipo di Ransomware se non dopo ormai che l’infezione risulta operativa.

Che cosa fare se si è infetti da Ransomware Cryptlocker?

Le procedure che seguono possono essere buoni strumenti di disinfestazione da tale Virus ma non possono essere garantiti nella loro efficacia. Mantenere la calma e procedere per ordine, operando per tentativi:

1. Ottenere le copie Shadow del Sistema
La maggior parte dei sistemi operativi Windows, dalla Vista in poi, possiede uno strumento di recupero che consente di tentare di ripristinare i propri dati e funzionalità, in cronologia nelle versioni precedenti . Nel caso appunto il nostro sistema sia stato infettato, è possibile usufruire di questo strumento di recupero e ripristinare le versioni precedenti di Windows. Ma attenzione, questa funzione è possibile se all’installazione dell’OS è stata attivata questa funzionalità. Oltretutto attenzione, con l’evoluzione e mutazione del Virus di Cryptolocker potrebbe anche non funzionare perché, una volta infettato, il malware esegue anche il comando

Delete Shadows /All /Quiet

Provvedendo anche alla cancellazione della copie shadow del sistema e a tutte le precedenti versioni dei files dell’utente.

2. Ottenere la chiave di decriptazione in un modo o nell’altro.
Verificare quale versione di Ransomware ci ha infettati, se si ritiene che la chiave sia semplice di recuperare utilizzare alcuni dei tanti sistemi di “Brute Force e quindi ripristinare i files. Qualora l’operazione richieda troppo tempo, tentare di servirsi di quei tools e servizi on line, disponibile per la rete. Basta crcare la keyword “decryptcryptolocker” in Google oppure andare direttamente al sito https://www.decryptcryptolocker.com/ . Ovviamente il pagamento del riscatto non è la soluzione migliore.

3. Servirsi di altri Tools Removal.
Symantec ed altri colossi si sono prodigati per avviare alcune campagne di sviluppo di removal, che purtroppo generalmente non si sono rivelati molto efficaci http://www.symantec.com/security_response/writeup.jsp?docid=2013-091122-3112-99&tabid=3. A quanto pare prevenzione rimane l’unica soluzione ottimale.

La prevenzione: unico strumento ottimale.

I software Anti-Virus e Anti-Malware spesso sono inefficaci, quindi è comprensibile non possano fare al caso nostro. È quindi impossibile pensare di proteggere i sistemi di un’azienda, di uno studio professionale o di un ente pubblico con gli antivirus ed antimalware tradizionali, installati sui singoli client e che utilizzano il classico approccio basato sull’impiego delle firme virali. Per ottemperare in maniera adeguata ad una corretta campagna preventiva, questi sono i punti essenziali da seguire:

 1. Impostare Backup Periodici su sistemi in rete NAS o unità removibili.
Il tutto va sistemato in dispositivi regolarmente protetti, in modo da permettere un ripristino pulito dei nostri dati nel caso si dovesse verificare un’infezione.

2. Usufruire della tecnologia VM (VMWare – Hyper-V, XenServer) o Cloud con versioning service.
Ove sia richiesta la versione e cronologia dei nostri files. Una soluzione ottimale per le pubbliche amministrazioni o altre strutture che adottano servizi Terminal, è quella di conformarsi ad uno standard di sicurezza per recuperare i dati in tempo reale, mantenendo varie versioni cronologiche dei files attraverso l’infrastruttura stessa.

3. Configurare la nostra Infrastruttura di rete in modo che permetta di ottenere il controllo diretto da parte nostra del traffico.
Un livello di priorità che pochi tengono in considerazione. E’ l’approccio migliore da sostenere, con il traffico della nostra infrastruttura di rete, che dev’essere configurata in modo centralizzato, in modo da consentire restrizioni e controlli mirati per ogni singolo dispositivo, workstation, server in grado di individuare pacchetti sospetti.

4. Fare attenzione alla comparsa UAC dei sitemi Windows.
Molti non ne tengono conto e assumono un atteggiamento disinteressato in merito.
Windows integra la funzionalità UAC (User Account Control): introdotta da Microsoft con il rilascio di Vista, si occupa della gestione dei permessi utente accordando quelli più elevati solamente su indicazione dell’utente stesso.

Le finestre di UAC che hanno intestazione di colore giallo e che recano il messaggio “Consentire al programma seguente (…) di apportare modifiche al computer?” sono quelle che debbono essere trattate con maggiore attenzione. Se non si fosse sicuri dell’identità e della legittimità del file che si è in procinto di eseguire, premere sempre il pulsante “No“.

Da ultimo, osserviamo che i ransomware provvedono a cifrare solamente file che hanno determinate estensioni (PDF, DOC, DOCX, ODT, XLS, XLSX, JPG, AVI,…). Rinominare i file con estensioni astruse (ad esempio .PROTEZ) può aiutare ad evitare il blocco da parte di Cryptoloker nel malaugurato caso in cui dovesse insediarsi sul sistema.

Un Virus in Mutazione

Al giorno d’oggi con la potenza di calcolo disponibile, i virus non rimangono mai isolati e si evolvono ed aggiornano, mutando effetto e sinapsi, ottenendo più varianti come Cryptowall o CBT-Locker, sfruttando sempre di più in modo massiccio le campagne di phishing.

L’Italia è al primo posto in Europa tra le nazioni bersagliate dai ransomware.

I dati appena pubblicati da Trend Micro sono sconvolgenti: nell’area europea l’Italia è la nazione più infettata in assoluto dai ransomware Cryptolocker e CrytpoWall.
L’escalation registrata tra settembre e novembre non può non essere motivo di preoccupazione: a settembre gli italiani infettati da ransomware erano poco più del 5% del totale (in testa c’erano Spagna, Regno Unito, Francia e Turchia); ad ottobre l’Italia è passata in prima posizione con il 17,3%; a novembre il nostro Paese è ancora primo con il poco incoraggiante primato che si rafforza ulteriormente al 31,2%.

Dati derivanti da: www.ilsoftware.it

 

Links Correlati

Gruppo Facebook per discussione nei Social
https://www.facebook.com/groups/506053642915900/

Articoli da parte di Antonello Rotolo:
http://www.antonellorotolo.it/2014/08/01/protocollo-usb-sicurezza-addio-ce-una-falla-enorme/
http://www.antonellorotolo.it/computer-infettati-dal-cryptolocker

Articolo recente del 12/02/2016
http://www.antonellorotolo.it/2016/02/12/altra-allerta-cryptolocker/

Rif. Ransomware Cryptlocker by Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/CryptoLocker

The Hacker News
Cryptolocker viaggia anche su Drive USB.
http://thehackernews.com/2014/01/Cryptolocker-malware-usb-drive-worm.html

Repubblica.it
CBT-locher metamorfosi di un rnsomware
http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/01/30/news/malware_locker-106140946/